Tra quelli che sono in considerazione, vengono menzionati sia nomi vecchi che nuovi, e c’è il desiderio di avere qualcuno con un track record esemplare per ridurre al minimo i rischi, almeno in questa fase di transizione tra un passato da dimenticare e un futuro ancora da scrivere.
E così sono diversi i nomi che vengono messi sul tavolo. Tra questi c’è l’ultimo architetto della gloria Azzurra, Mancini, che porta con sé un Campionato Europeo vinto nel 2020 ma anche una mancata qualificazione al Mondiale del 2022 e una partenza spinta dal denaro per l’Arabia Saudita nel 2023 che non è mai stata perdonata, né dal sistema politico del calcio nazionale né dai tifosi Azzurri.
È un nome, quindi destinato a essere divisivo e, in ogni caso, è fresco di un fallimento in Arabia Saudita che deve essere preso in considerazione.
Il secondo candidato è un altro peso massimo tra gli allenatori italiani e un altro ex allenatore degli Azzurri, Antonio Conte.
Il suo futuro a Napoli è tutto tranne che certo, ha già allenato la nazionale italiana dal 2014 al 2016 e, anche considerando la scarsa qualità del materiale a sua disposizione, è arrivato ai quarti di finale degli Europei del 2016 e ad una serie di rigori contro la Germania.
Ciò che si può dire di Antonio è che è un vincente (lo ha dimostrato alla Juve, all’Inter e al Napoli), è un uomo delle trincee e le sue squadre giocano come se stessero per andare in guerra.
Egli porterebbe certamente carattere, disciplina e un focus sui risultati, ma anche lui ha avuto la sua possibilità.
Il terzo contendente è un nuovo nome, nonostante sia un altro mostro sacro delle panchine italiane.
Massimiliano Allegri, con una carriera da allenatore trascorsa tra AC Milan e Juventus, ha un curriculum che parla da sé: è un altro vincitore che avrebbe le giuste qualità per questo ruolo.
Credo che sia il miglior candidato per la nazionale per diverse ragioni che lo rendono preferibile agli altri due.
Oltre a non aver mai ricoperto il ruolo e quindi non essere una scelta già sfruttata, cosa da evitare sempre, l’attuale allenatore del Milan ha le giuste caratteristiche per il lavoro.
Conosce bene come gestire lo spogliatoio e in campo si preoccupa del risultato. Può anche perdere delle partite importanti a volte, ma non rende mai le cose facili, anche se il punteggio potrebbe suggerire il contrario – le sconfitte in finale di Champions League non sembrano così brutte se si pensa che sono arrivate contro il Real Madrid e il Barcelona.
L’unico difetto che ha l’allenatore è quello di uno stile di gioco poco spettacolare, ma è qualcosa che nella nazionale oggi è assolutamente non importante. Pensare che Pep Guardiola potrebbe far giocare l’Italia come il suo Barcelona o il suo Manchester City è più vicino a un completo sogno che a un ragionamento solido, poiché ciò richiederebbe giocatori che non abbiamo. Grandi squadre sono fatte da grandi giocatori; dobbiamo trovare un compromesso funzionale, un allenatore capace di dare il meglio con il materiale disponibile.
Prefirirei Allegri a Conte perché, sebbene entrambi siano orientati ai risultati, l’allenatore del Napoli fa il suo miglior lavoro in campionato. Sa quando spingere e quando riposare. In coppa, al contrario, ha sempre mostrato limiti nella sua interpretazione di una partita singola, mentalmente e tatticamente.
Allegri, d’altra parte, è diverso da questo punto di vista. Anche se sa gestire bene le stagioni, in una partita a eliminazione diretta riesce ad accendere la squadra e frustrare l’avversario con un gioco sempre astuto, duro e pragmatico, un gioco che fa storcere il naso agli spettatori ma che spesso fa gioire i tifosi delle sue squadre.
I due sono anche diversi in termini di comunicazione, e l’atteggiamento più istituzionale di Allegri davanti alle telecamere funziona meglio per un rappresentante nazionale, così come il suo management delle crisi fuori dal campo.
C’è solo un problema: Allegri ha un contratto con il Milan fino a giugno 2027 con un’opzione per un’altra stagione. Ci vorrà tempo e molto lavoro diplomatico se l’Italia lo vuole avere.
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